
Eccoci qua come di consueto alle novità nel mondo ciclistico. Uno studio pubblicato il 7 settembre scorso su Chronobiology International ha studiato la variazione della prestazione ciclistica e della forza in diversi momenti della giornata, percezione dello sforzo e altre variabili fisiologiche.
Il punto importante emerso, non è semplicemente che “al pomeriggio si va o si potrebbe andare più forte”. La risposta presenta una variabilità individuale significativa e dipende anche dal cronotipo e dal tipo di prestazione.
Per Noi la conseguenza metodologica è molto più importante del risultato medio:
SE VOGLIAMO CAPIRE SE SEI REALMENTE MIGLIORATO, I TEST DOVREBBERO ESSERE ESEGUITI POSSIBILMENTE ALLA STESSA ORA E IN CONDIZIONI SIMILI
Se, per esempio, facciamo un test CP/FTP alle 10:00 a ottobre e lo ripetiamo alle 18:00 di dicembre, una parte della differenza potrebbe rappresentare adattamento all’allenamento.
Quindi portando questo studio ai nostri ritmi quotidiani, se normalmente nei giorni feriali vi allenate nel tardo pomeriggio, sarebbe utile standardizzare i test importanti in fascia oraria simile, diversamente se il test preferite svolgerlo nel weekend, ad esempio un sabato mattina o domenica mattina, dopo una bella nottata di riposto allora sarebbe opportuno ripeterlo sempre nei weekend alle stesse condizioni.
Inoltre, lo studio mette anche a confronto la logistica di dove esso viene svolto, se su strada o su rullo, quindi alla stessa fascia oraria andrebbe aggiunto: stesso rullo, stessa alimentazione + caffeina standardizzata e stesso stato di recupero comparabile.
Non inseguire invece il momento fisiologicamente perfetto della giornata perché è più importante la riproducibilità.
Limiti dello studio: lo studio riguarda prestazioni ciclistiche di durata relativamente breve e non dimostra che spostare l’allenamento al pomeriggio produca adattamenti superiori nel lungo termine. In pratica quello che dimostra è di cercare quanto più possibile di riprodurre i test in una situazione quanto più simile alla precedente per la loro attendibilità storica.
Un secondo studio pubblicato il 10 settembre scorso sull’ International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism, ha utilizzato un disegno randomizzato crossover in doppio cieco, capisco la difficoltà di comprensione, in soldoni:
nove uomini hanno pedalato per 180 minuti al 60% della loro capacità aerobica massima assumendo:
- 0,7 g/kg/h di carboidrati
oppure
- placebo.
per un’atleta di 70Kg significa grosso modo 49g/h di carbo.
Nel Placebo la glicemia dopo 180 minuti era scesa a:
- 3,2 +/- 0,4 mmol/L
contro:
- 5,2 +/- 0,7 mmol/L con i carbo.
Quindi il fueling ha fatto esattamente ciò che ci aspettavamo dal punto di vista metabolico.
Dopo tre ore, indipendentemente dai carboidrati, velocità dei movimenti saccadici:
- oculari: -13%
- ampiezza:-1%
- latenza:+25ms.
Acuità visiva, visione binoculare e percezione globale del movimento rimanevano invariate. Se vi ponete la domanda cosa sono i movimenti saccadici: soni i movimenti rapidissimi dei nostri occhi che utilizziamo continuamente per portare la nostra attenzione da un punto all’altro.
Quindi dopo diverse ore di esercizio si può affermare attraverso questo studio che una componente di fatica del sistema nervoso/controllo motorio che il semplice apporto di carbo non elimina.
Questo non significa che dopo 3 ore non si veda più bene, infatti lo studio dimostra che in linea generale la funzione visiva generale rimaneva la medesima ma significa che:
il fueling puà proteggere la disponibilità energetica, ma non annulla tutte le componenti della fatica prolungata.
Tutto ciò si trasla alle Gran Fondo dove uno sforzo di circa 3 o 4 ore se non addirittura superiore, non conta solo mantenere i watt ma si deve continuamente prendere decisioni importanti, leggere la strada, seguire ruote e traiettorie, affrontare discese, ecc.
Quale lezione si impara da questo studio: che una strategia di fueling perfetta non può rendere la 4 ora simile alla prima, ma allenare la durabilità neurologica aiuta a quella metabolica e muscolare.
Ultimo studio molto interessante:
il 4 settembre è stato pubblicato uno studio sul Journal of Applied Physiology un lavoro dedicato alla limitata riproducibilità degli adattamenti individuali all’allenamento endurance e al ruolo dell’errore di misurazione.
Un tema molto delicato per noi ciclisti soprattutto amatori.
Supponiamo di misurare il VO2Max: ad ottobre si legge 53 a dicembre si legge 55
Si potrebbe concludere: wow +2 grande risposta.
Oppure: 53 e 52 e dire : cavolo non funziona il programma.
Bene non è così: in ogni situazione calcolata sono presenti variabili biologici, errore dello strumento, variazioni del protocollo, stato di forma di quel giorno HRV, stress, ecc. Di conseguenza una parte delle differenze individuali che attribuiamo alla risposta dell’allenamento può essere semplicemente rumore di misura.
Questo cambia qualcosa per NOI? Si, parecchio.
Non potete fissarvi se un blocco di allenamento abbia funzionato perchè il Garmin passa da 53 a 54 o perchè FTP passa da 258 a 262, 4 watt sono solo +1,6% perché potrebbe essere adattamento o variazione normale.
Quindi cosa è importante guardare: se tre o quatto segnali si muovono nella stessa direzione, allora hai molte più ragioni per dire che l’allenamento sta funzionando o al contrario non funziona.
VIVA TEAM OPENWATT


