LO STUDIO SCIENTIFICO
Titolo originale:
“Effects of crank length on cycling efficiency, sprint performance, and perceived fatigue in high-level amateur road cyclists”
Traduzione: Effetti della lunghezza delle pedivelle sull’efficienza della pedalata, sulle prestazioni nello sprint e sulla percezione della fatica nei ciclisti amatoriali di alto livello.
Rivista: Journal of Exercise Science & Fitness
Pubblicazione: luglio 2025, volume 23, pagine 175–180
Partecipanti: 28 ciclisti uomini allenati
Pedivelle testate: 165, 170 e 175 mm
Puoi consultare gratuitamente la ricerca originale:
PubMed Central – Testo integrale
Abstract e riferimenti bibliografici
COSA HANNO SCOPERTO I RICERCATORI
I 28 ciclisti avevano almeno quattro anni di allenamento, percorrevano mediamente 300–450 km settimanali e possedevano un VO₂max di almeno 50 ml/kg/min.
Ogni partecipante ha eseguito prove con tutte e tre le lunghezze, comprendenti 20 minuti di esercizio al 60% del VO₂max e uno sprint di 6 secondi.
La conclusione più interessante è che le pedivelle da 165 e 170 mm hanno ridotto la percezione dello sforzo rispetto alle 175 mm, senza penalizzare significativamente la prestazione misurata. Non è stata invece riscontrata una differenza significativa tra 165 e 170 mm.
Analisi scientifica e biomeccanica: pedivelle da 165, 170 e 175 mm
L’obiettivo era capire se, passando dalle tue attuali pedivelle da 170 mm alle 165 mm, si poteva ottenere un vantaggio concreto nelle Gran Fondo, soprattutto in termini di efficienza, affaticamento muscolare, comfort e capacità di mantenere potenza dopo diverse ore.
Partiamo da una distinzione fondamentale: una pedivella più corta non produce automaticamente più watt, ma può consentire una posizione biomeccanica più favorevole, soprattutto quando si pedala a lungo con il busto inclinato.
Per valutare i risultati ottenuti, i ricercatori hanno studiato:
- Le evidenze scientifiche dello studio del 2025 su 28 ciclisti.
- I risultati dello studio biomeccanico del 2025 su 14 ciclisti.
1. Studio sui 28 ciclisti: analisi dei risultati numerici
La ricerca, pubblicata sul Journal of Exercise Science & Fitness nel luglio 2025, è particolarmente interessante perché ha utilizzato un disegno crossover randomizzato: ciascuno dei 28 partecipanti ha provato tutte e tre le pedivelle.
Il campione presentava caratteristiche sportive importanti:
A. Fatica percepita
RPE media durante l’esercizio submassimale (scala 1–10)
Il risultato è evidente: le pedivelle da 175 mm hanno prodotto uno sforzo percepito superiore.
Rispetto alle 175 mm:
Le 165 mm hanno mostrato un RPE inferiore di 1,29 punti.
Le 170 mm hanno mostrato un RPE inferiore di 1,04 punti.
Fra 165 e 170 mm, la differenza è stata soltanto di 0,25 punti e non statisticamente significativa (p = 0,25).
Interpretazione: lo studio sostiene l’utilità di evitare pedivelle eccessivamente lunghe, ma non dimostra un vantaggio delle 165 mm rispetto alle tue attuali 170 mm.
B. Potenza massima e sprint
Potenza massima nello sprint di 6 secondi
Le differenze sono minime e non significative. Non emerge una perdita di potenza massima con le pedivelle corte.
Tuttavia, uno sprint di 6 secondi non dimostra che le prestazioni durante uno sforzo di 5–20 minuti rimangano identiche.
C. Economia della pedalata
La ricerca non ha individuato differenze statisticamente significative nell’economia della pedalata, nel consumo di ossigeno e nella frequenza cardiaca tra le tre configurazioni.
Questo significa che non abbiamo evidenze per sostenere che le 165 mm consentano di risparmiare una percentuale definita di energia.
Inoltre, un test submassimale di 20 minuti non equivale a una Gran Fondo di quattro ore: il possibile vantaggio sulla fatica accumulata rimane da dimostrare.
2. Studio biomeccanico: cosa cambia nelle articolazioni?
La seconda ricerca, The impact of minor crank length adjustments on lower body cycling kinematics, è stata pubblicata online il 4 giugno 2025 e successivamente nel volume di marzo 2026 di Sports Biomechanics.
I ricercatori dell’Università di Derby hanno studiato 14 ciclisti con un sistema di acquisizione tridimensionale del movimento.
Hanno confrontato cinque lunghezze di pedivella, variando di ±5 e ±10 mm rispetto a quella abitualmente utilizzata da ciascun ciclista.
I risultati principali:
- Anca: minore flessione con le pedivelle più corte.
- Ginocchio: minore flessione in specifiche fasi della pedalata.
- Bacino: modificazioni dell’inclinazione anteriore e riduzione di alcuni movimenti laterali e rotatori.
Potenza media: nessuna variazione significativa; media complessiva 199,1 ± 50,5 W.
Sono risultati biomeccanici misurati, non soltanto sensazioni soggettive.
Confronto geometrico delle due pedivelle
Schema geometrico semplificato, non in scala anatomica. Le pedivelle da 165 mm riducono di 5 mm il raggio della traiettoria del pedale.
Il possibile beneficio è soprattutto nella parte alta della pedalata: riducendo la risalita del ginocchio, potrebbe essere più facile mantenere il busto basso senza eccessiva chiusura dell’anca.
È particolarmente rilevante se, nelle ultime ore di gara, senti il bisogno di sollevarti dal manubrio oppure avverti tensione nella zona lombare.
Non è però corretto dedurre automaticamente che questo riduca il rischio di infortuni: lo studio ha misurato la cinematica, non l’incidenza di lesioni nel lungo periodo.
3. Applicazione su una posizione: 170 contro 165 mm
Partiamo da delle misure di riferimento (esempio):
Altezza sella attuale
701 mm
Pedivelle attuali
170 mm
Pedivelle da valutare
165 mm
Riduzione lunghezza
−2,94%
Come cambierebbe l’altezza sella?
Con il passaggio alle 165 mm, per mantenere approssimativamente la stessa estensione della gamba al punto morto inferiore, il primo intervento sarebbe alzare la sella di 5 mm.
La nuova altezza di 706 mm è una quota di partenza teorica, non una prescrizione definitiva. Presuppone che rimangano invariati sella, scarpe, tacchette e modalità di misurazione.
Con questo intervento:
Il punto morto inferiore resta approssimativamente alla stessa distanza dalla sella.
Il punto morto superiore si allontana dalla sella di circa 10 mm.
La flessione massima di anca e ginocchio tende a diminuire.
Quest’ultimo aspetto è probabilmente il beneficio biomeccanico.
Perché 10 mm nella parte superiore?
Quando accorci la pedivella di 5 mm, il pedale sale di 5 mm in meno al punto morto superiore. Se contemporaneamente alzi la sella di 5 mm, la distanza verticale tra sella e pedale aumenta complessivamente di circa 10 mm in quella posizione.
Non significa che l’angolo dell’anca migliori di un valore fisso: dipende dalle lunghezze dei segmenti corporei, dalla posizione del bacino e dalla postura.
4. Vantaggi potenziali nelle Gran Fondo
C’è anche un aspetto meccanico da considerare.
A parità di forza tangenziale applicata al pedale, la pedivella da 165 mm produce circa il 2,94% di coppia in meno rispetto alla 170 mm. Viceversa, per generare la stessa coppia alla guarnitura serve circa il 3,03% di forza tangenziale in più.
Questo non equivale a perdere il 3% di potenza, perché cambiano anche velocità tangenziale del pedale, cinematica e modalità di applicazione della forza.
Per questo gli studi non mostrano una penalizzazione automatica della prestazione.
5. Valutazione finale
Passaggio da 170 a 165 mm
Valutazione basata sui due studi e sulle misure disponibili, non su una visita biomeccanica individuale.
Le 165 mm sono una scelta tecnicamente ragionevole, ma non ancora dimostrabilmente superiore alle tue 170 mm.
Se oggi pedali senza dolori, mantieni una buona posizione e produci potenza in modo efficiente, non cambierei pedivelle aspettandomi un guadagno automatico di watt.
Le prenderei seriamente in considerazione se il tuo obiettivo fosse migliorare la libertà di movimento dell’anca, mantenere più facilmente una posizione aerodinamica o ridurre fastidi durante le lunghe distanze.
I due studi sono complementari: quello sui 28 ciclisti rassicura sulla prestazione a breve termine, mentre quello sui 14 ciclisti documenta modificazioni biomeccaniche che potrebbero essere utili. Nessuno dei due dimostra che le 165 mm migliorino il tempo finale in una Gran Fondo.
TEAM OPENWATT
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